A-pparecchia distanza dal mondo

Mentre cammino nel tunnel sotterraneo della metro e sento in sottofondo l’eco dei ricordi d’infanzia di lunghi corridoi ospedalieri mi faccio forza e seguo il flusso delle centinaia di vite veloci che mi stanno attorno.

Veloci.

Tempo.

Qui sotto è tutto un aggrapparsi per essere piu lesti del tempo per poi sospenderlo sulla tastiera del cellulare scorrendo immagini e parole.

Io il tempo lo sento continuamente attraversarmi il cuore spesso tachicardico, gli dico aspettaunattimochefacciounacosaearrivo ma poi c’è che ho da fare ancora quindi non mi da quasi più credito. Solo qualche rara volta, un risveglio accanto al suo calore, il pulviscolo illuminato dalle luci dell’alba e lui, il mio tempo, che galleggia leggero.

Procedo. Ingranaggio di un sistema, primaopoimisfilo e a testa bassa procedo.

Procedo leggendo: le altre vite, gli altri paesi, gli altri colori. Allargo i confini del mio tempo.

Procedo perlopiu’ a tastoni ed a tratti illuminata da quella canzone in sottofondo.

Rimetto in fila le gioie, i sorrisi, il calore, le parole. Le affastello unasopralaltra tra i polmoni ed il cuore, le cullo.

Guardo l’orologio, salgo veloce le scale e mi lascio avvolgere dal vento e dalla luce. Il vento fa volare via le briciole e scuote il mio cappotto e la mia aria da tavola da sparecchiare.

Suono i tamburi e dovrei accendere un fuoco ma non c’è tempo e seguo il flusso. Si vedrà.

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