Girogirotondo

Ernesto. Il suo nome è Ernesto.

Come si dice da queste parti Ernesto ha una “fabbrichetta”, meno di dieci operai e macchine che stampano a ciclo ininterrotto maniglie e decori lavoratissimi per acquirenti del Medioriente.

Ernesto che durante una cena tira fuori un mucchietto di diamanti chiuso in un fazzoletto di tessuto, così, nel bel mezzo della combriccola tra i cin-cin dei grandi ed i calci sotto il tavolo dei piccini. Ernesto che fa luccicare gli occhi della Rosanna, col riflesso dei diamanti a far da sponda al desiderio. Ernesto coi gomiti sul tavolo e la cravatta allentata, fa battute a rpetizione mentre riposa gli occhi sui morbidi seni della vicina di posto.
Ernesto con i quadri alle pareti del salone-doppio, quadri “a catalogo” di artisti morti, meglio.

Ernesto che paga da bere e beve, beve. Che chissà se quel giorno aveva bevuto, il giorno in cui prese l’ascensore con Margherita intendo.
Lei, Margherita ha da poco compiuto 10 anni, da piccola la chiamavano “trapulin-ca-ciapà-i-ratt” due occhi nocciola e le tasche piene di caramelle mou e sogni. Margherita che va sulla bici come una saetta e nuota, nuota e nuoterebbe anche nella vasca da bagno. Quel giorno lì che tornava dalla spiaggia e doveva salire in camera a cambiarsi per cena e lo aveva incontrato nella hall e con la sabbia nelle ciabattine e la musica nella testa era entrata nell’ascensore con lui, l’amico di mamma e papà, l’Ernesto.

Piano 1. Lui l’afferra, la stringe, la tasta come un tubetto di dentifricio.

Piano 2. La sua bocca sulle sue labbra di ciliegia e lui che le sparge sulla faccia litri di saliva che sa di alcool o forse no, liquidi che cercano di attraversarla per entrarle dentro.

Piano 3. le prende la mano e se la strofina addosso. E’ tutto gonfio e duro là in mezzo.

Piano 4. “Ciao Stella, ci vediamo dopo”.

Lei ora cammina nel corridoio verso la sua camera, le mani nelle tasche, due pugni stretti.

Ernesto non ha piu’ la sua fabbrichetta, ai tempi della guerra del Golfo perse la gran parte delle sue commesse. Le sue puttane cominciarono a non rispondergli piu’ e anche il tale Mario con cui soleva vedersi quando i brividi non bastavano è morto di AIDS.

Margherita ha smesso dopo molti anni di sentirsi in colpa. Ha dovuto percorrere corridoi tortuosi e sperimentare assenze e apnee prima di lasciarsi scivolare via qualle mani ruvide e quei liquidi estranei dall’anima ma un giorno si è accorta che lui se n’era andato via.

Girogirotondo, casca il mondo, casca la Terra, tutti giu’perterra….

a.15

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5 thoughts on “Girogirotondo

  1. Non è mai facile per le Margherite lasciar andare i mostri degli Ernesti dai sogni la notte.
    Resterà sempre un segno dei mostri, nei sogni, nella personalità, nelle relazioni, può essere una voce, un gesto, un cappello, un tentacolo da mostro.
    Però arriva un momento in cui Margherita può vincere contro l’Ernesto semplicemente accettando quello che è successo. Rimarrà una cicatrice che nessun olio di iperico leverà, ma farà parte della sua pelle e smetterà di dargli peso.

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    • Non é mai facile niente per una che é “femmina”.
      Le cose, le persone, i gesti, i colori, gli odori non ci passano soltanto accanto ma spesso li teniamo dentro, e a volte é una grandissima forza, altre mica-tanto. Sará l’istintomaterno a farci essere “fertili” a questo?!
      Non é facile neanche imparare che i pugni ogni tanto vanno usati.
      Non é facile imparare a fare i conti con le cicatrici, dell’anima e della pelle, per noi che cresciamo a pane e belleaddormentate.
      Non é facile dirlo, farlo, baciarlo fino a quando arrivi col confine un pò più vicina al testamento. E ti accorgi che per incanto ci riesci eccome!
      Yuhuuuu!

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  2. gli Ernesti pensano che tutto abbia un prezzo anche l’innocenza delle bambine, che sia acquistabile la loro felicità futura. A quale prezzo? Le Margherite non valgono nulla sul mercato per gli Ernesti, si prendono a piacimento, quando gira. La vita degli Ernesti che odora di letame, ma da cui non cresce nulla, perché nulla hanno seminato, se non la paura e il disprezzo vale come il due di picche, se la giochino pure ma giù le mani dai bambini

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  3. Avevo scritto un commento ma non lo trovo più.
    Lo riscrivo…
    scrivevo che Ernesto, per la legge del karma, del contrappasso o di una giustizia umana o divina non sarà mai ricco e felice. Margherita invece ha più di una possibilità di essere felice.
    Ad ogni modo cinque minuti con Ernesto li passerei volentieri…

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