Certe notti, illuminate

L’eco della scorsa notte mi è rimasto impigliato tra i capelli arruffati che mi guardo bene di spazzolare. Come la polverina sulle ali delle farfalle le parole della scorsa notte mi fanno sentire leggera.

“leggerezza”, una parola di cui stentavo a riconoscerne il sentire ormai.

“Ormai” una parola che ho smesso di usare qualche anno fa ma che a tratti negli ultimi tempi mi è passata dentro, rapida e furtiva come la mano di un borseggiatore ( a derubarmi della speranza).

L’eco di una notte di parole, seduti ad un caffè in un vicolo. Due occhi, i tuoi, che mi tirano fuori le parole, quelle giuste per attrarre dalla tana le tue parole, quelle compresse in fondo in fondo all’anima.

Cammini, le mani in tasca ed un sorriso che va a zig-zag tra la parola “speranza” e “disincanto”

“speranza” è sentire che sei accolto tra le parole ed i gesti di un altro essere

“disincanto” è lo sgambetto alle proprie certezze

Ti volti e mi guardi mentre parlo, ti guardo e cammino, cammini (e mi verrebbe da avvicinare la mano alla tua, posso?!) E le parole che salgono dal buio, rimbalzando sulle tue corde vocali si mescolano alle mie e richiamano altre parole e tu non smetti e parli ancora. Il vuoto si trasforma in spazio, le tue parole aderiscono  alle mie, le mie alle tue (e chissà se provi lo stesso languore che provo io adesso)

Mi siedo su un muretto, il mare alle mie spalle e tu davanti a me, le tue parole che mi si infrangono addosso ed io lì, con i recinti travolti. Li vedi?

Mi siedo e tu ti siedi e stupefatto parli e poi ti alzi e mani in tasca e stai un pò avvolto tra le mie parole, vuoi?!

Il fermento di dentro ci muove i passi, l’energia imprigonata tra le parole che abbiamo tenuto a lungo compresse ci porta a muoverci. Non so tu ma io potrei fare l’amore tutta la notte come una pazza scriteriata e quindi cammino cammino, cammino per non pensarci (sarà tempo di pazzia o di criterio questo?).

Ho negli occhi i colori dei tuoi dipinti che mi hai mostrato poco prima, mi sono persa per un attimo tra le fessure, nei colori, aspetta che torno, tu parla, continua, non smettere, raccontami.

Questa notte mi sembra così facile, questa notte in cui non recito ruoli nè parti, questa notte in cui non serve essere altrove, questa notte in cui sono io, dopo tanto tempo sono io. Io che ti dico “andiamo?!” e tu che mi segui sulla sabbia. Noi attratti da due altalene buffe, un cormorano o tucano (turcorano?!) ed un pesciolino?!

Noi cavalieri strampalati, dondoliamo. Tu che volevi scomparire, io che volevo accelelare in tangenziale. Lo stupore ti si legge negli occhi ed io vorrei alzarmi, sto per alzarmi, mi alzo (si, mi alzo!) ed in silenzio mi metto davanti a te, mi chino un pò e chiudo gli occhi e appoggio le mie mani sul tuo viso, voglio sentire i tuoi confini attraverso i sensi, voglio toccarti.

Invece resto seduta a dondolarmi parlando ed ho freddo e tu fai quel gesto da film e ti alzi e ti sfili il giubbino e me lo posi sulle spalle ed io sorrido e sento le lacrime affiacciarsi e inghiotto, sarà l’aria che si è fatta piu’ pungente o saranno gli anni di cose affastellate a crear barriere che ora stanno sottosopra lì attorno a noi che ondeggiamo. Indovina?

Indovini.

E’ quasi l’alba e ci riavviamo in hotel, ti rendo il giubbino mentre prendiamo l’ascensore. Mi stringi per darmi un bacio della buonanotte (è solo quello vero?!), timida e scema ti stringo a mia volta poi non lo so, mentre scrivo ho mandato in rewind per capire se ti ho baciato io o mi hai baciata tu.

O ci siamo baciati.

Cosa?

                Chi?

                          Ma importa?

E non lo so (non importa), ricordo soltanto le mie labbra sulle tue, il contatto delle nostre labbra ed il tuo respiro e di aver chiuso gli occhi, sciolta come un cornetto Algida dimenticato sul tavolo.

Buonanotte. (no?!!)

Pigio il mio piano, e penso “torno giu’ dalle scale, gli busso e mi infilo…”

Seeeee…Mi infilo la sottoveste grigia con cui dormo, invece. Sfinita, stupefatta e felice.

Mi addormento commossa. Buonanotte.

Tra le lenzuola penso che c’è ancora vita su questo Pianeta, quasi mi alzo per prendere il blocco e scrivere. Invece crollo. Buonanotte.

Si parte.

Mi accompagni in stazione dopo un pranzo innaffiato di ironia e sorrisi, dico cose inutili, di giorno viene più difficile uscire dai ruoli.

Mi stringi, sei uno dagli abbracci avvolgenti tu. Io odio gli addii tanto che ogni volta vorrei scomparire e non ti bacio e non mi baci (e odio gli addii) però dall’auto ti volti e mi saluti con un gesto della mano ed io ricambio (anche se odio gli addii, li odio).

Invece ti sorrido e ti benedico (e niente “amen” ironici please)

Appoggio sul mio trolley un filo di malinconia ma un vento leggero la soffia via, il cellulare vibra e sei tu che mi ringrazi della splendida passeggiata di questa notte.

“grazie” una parola piena di suggestioni, alleghi un’immagine…

IMG_8663

Arrivederci, in segnali di fumo o di arrosto, meglio di arrosto. Io porto il contorno.

Annunci

4 thoughts on “Certe notti, illuminate

  1. Mrs Quentin…
    è semplicemente meraviglioso, questo tuo scritto, bella che sei… ^ _ ^
    ho sorriso, mi sono commossa e sentita leggera anche io leggendo(ti) certe notti, certe persone, certi occhi, parole, ti restituiscono la speranza, il disincanto…

    “Ci sono persone che ti fanno sentire al posto giusto. È come se avessero scavato nell’aria una nicchia perfetta per contenerti, dove nulla ti sfiora e recuperi il senso di esserci tutta.”

    ~ Gianna Manzini ~

    un abbraccio **

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...