Monoscopio di un sabato sera

“ma davvero hai 77 anni?”

“eh, si, già!”

“ma nooo, te ne avrei dati mooolti meno!”

“ma dai!”

“ma davverooo”

“… sarà l’olio di jojoba dell’auchan?! Grazie! -non glielo dico che sono tutta un prodigio di chirurgia plastica-”

Giorni, giorni, giorni. Quasi mezzo secolo di giorni che mi paiono ancora una manciata (a parte quando salgo mezza rampa di scale). Giorni, tanti, a energia e colori alterni.

Dal rosa sbiadito dell’imbarazzo giu’ dalle scale e di una ingenua gratitudine, in una stanza di vecchi cassetti.

Al giallo di lucciole in una notte a sorpresa. Giallo di stupore e speranza.

Dal grigio dell’incertezza. Camminando leggera, inesistente, su lastre di cristallo che si frantumano stridendo.

Al marrone, bruno. Della terra e dei nodi dei marinai. La famiglia, gli amici.

Dal bianco dell’assenza, un eco senza ritorno. Bianco fermo.

Al verde, figlio naturale di Amore e Speranza che grazie al cielo non usarono precauzioni. Verde da mangiare e da godere con gli occhi colmi come il cuore.

Dal viola dell’emozione. Che scompagina le scale e ne fa musica.

Al nero. Che assorbe tutto e se lo vuol portare via.

Dal rosso. Rosso che si alterna al bianco. A scacchi. E si adorna di feste, bocche con gli angoli all’insu’ e manine sporche di terra e biscotti. Sbucate, così, da me. Bozzolo per farfalle.

All’oro di oggi. Con le ruote che girano e la curiosità di scoprire la prossima alba.

(Insomma, c’è del Caran d’Ache in ognuno di noi)

 

 

 

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